dicembre 2017
L M M G V S D
« gen    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Origini Massoneria

 
ORIGINI DELLA MASSONERIA
 
 
 
 
 
La Massoneria è una unione di Uomini Liberi, Saggi e Virtuosi, che tendono al costante perfezionamento morale, intellettuale e materiale dell’Umanità.
Al raggiungimento di un così arduo ed altissimo fine, i massoni giungono attraverso lo studio sereno ed obbiettivo di qualsiasi problema in qualunque campo del pensiero umano, senza limitazioni di sorta e senza alcuna eccezione.
Il campo della Massoneria è quindi superiore alle contese dei partiti politici, alle lotte religiose e a tutte le grette passioni egoistiche. Solo così è possibile temprare le coscienze con il sentimento del dovere all’amor fraterno, del dovere alla difesa contro l’ingiustizia, radicando saldamente nelle menti quelle idealità che, associando la fede con la ragione, sollevano in alto l’essere umano.
Un dogmatista non può essere un vero massone.
La Massoneria consente ai suoi seguaci piena libertà di culto. Nelle costituzioni della prima Gran Loggia Inglese del 1733 è detto: “nessun uomo, come nessuna corporazione, ha il diritto di dichiarare obbligatoria per altri la sua propria interpretazione della verità “.
La Massoneria propugna il principio democratico nell’ordine politico e sociale intendendosi l’aggettivo democratico usato nel suo significato umanitario, così come pratica il principio aristocratico nel campo del pensiero e della morale.
La Massoneria non è un dogma, ma un culto di Bontà e di Virtù, praticato con costanza per la ricerca del vero, del bello e del giusto, essa è la forza dell’intelligenza onesta al servizio del diritto.
Disse Lafayette nel 1825, che: “ la Massoneria è la pratica di tutte le virtù e della più severa morale“. Disse Kossuth nel 1852, che: “ la Massoneria ebbe in ogni tempo per scopo il miglioramento morale e materiale dell’umanità, onde la eccellenza dei suoi precetti e la sublimità della sua morale le danno le più filantropiche tendenze e l’energia per opere grandi.
La forza della Massoneria risiede in ciò che essa può fare a mezzo dei suoi membri, sui quali soltanto esercita la propria influenza.
I massoni devono curare di iscriversi in tutte quelle associazioni di assistenza, di solidarietà di cultura e di educazione, nelle quali la loro presenza possa essere utile per la diffusione dell’idea massonica. A tale azione indiretta della Massoneria, baluardo di rettitudine e di dignità, è sempre stata fonte di nobili ispirazioni, di grandi idee e di azioni generose.
Per questa ragione l’idea massonica ha superato ogni sconvolgimento ed ogni tempesta, rimanendo sempre salda e immutata dopo la bufera. La Massoneria, riunendo e sommando le entità di valore dei suoi singoli membri, dei quali molti eminentissimi in ogni campo di attività, è la sola istituzione che possa procurare all’umanità frutti ideali nella comunione degli sforzi. Quanto sopra è riportato da un opuscolo pubblicato a Milano nel 1924 (ed. Leonida - Che cos’è la massoneria).
In modo più sintetico e più aderente allo spirito contemporaneo, noi definiamo la Massoneria come un Ordine cavalleresco, il quale si prefigge nei primi gradi della gerarchia, una azione educativa e filantropica.
Nei Gradi intermedi, la ricerca di una legge morale fondata su una visione della vita ottimista e serena e sulla aspirazione alle verità supreme, al di fuori di pregiudizi e dogmi; nei Gradi più alti una azione politica intesa a liberare gli uomini da ogni schiavitù, onde raggiungere un ordinamento ideale in cui ciascuno dovrebbe collaborare in concordia e dignità al benessere di tutti. Le linee programmatiche della Massoneria convergono tutte nei due trinomi: L∴ U∴ P∴  ( Libertà - Uguaglianza - Fratellanza)  e  T∴ UP∴  (Tolleranza - Unione - Prosperità).
La Massoneria opera in profondo sulle coscienze degli Iniziati, risvegliando in loro il Sacro Interiore. Il Massone non cessa mai di essere tale, anche se si allontana dalla vita attiva dell’Ordine. Chi ha frequentato per un certo tempo i lavori di Loggia, ha imparato e fatto suo un particolare modo di ragionare e di comportarsi, che non dimenticherà mai più e che lo farà riconoscere senza possibilità di equivoco dagli Iniziati di tutto il mondo.

LE ORIGINI DELLA MASSONERIA

Le origini della società Massonica si sono invano cercate, ed invano si cercheranno. Il fine che essa si prefigge la fa presupporre nata con l’uomo, poiché il cuore dell’uomo è sempre capace di perfettibiltà. In ogni modo, le origini della Massoneria sono antichissime ed incerte: taluni vogliono che i fondatori delle Logge siano stati i Templari, o gli Gnostici, o Salomone, od anche Numa Pompilio; altri le fanno risalire ai misteri dell’antico Egitto, dell’ India, o della Grecia .
Altri ancora avrebbero ritrovato le prove che Noé presiedeva una Loggia nell’arca, e che perfino Adamo ne costituì una nel Paradiso terrestre.
Gli Angeli, secondo altri, non sarebbero che dei massoni celesti. Dio avrebbe lavorato Massonicamente nel segreto mistero della sua Trinità. Ma dobbiamo prescindere da tutte le leggende. E inutile cercare di investigare circa una data, per sua natura irreperibile. Può invece interessare il determinare, per quanto è possibile, l’epoca ed il tempo in cui, a vantaggio della grande Famiglia Umana, questa Società si presentò in Europa.

I COSTRUTTORI TEDESCHI

Dal IX° al XIII° secolo soprattutto i Monaci Benedettini si dedicarono alla costruzione di grandi edifici. Avendo essi, per così dire, il monopolio della scienza costruttiva, dovettero formare, tra i laici, degli scolari che continuassero la loro tradizione. I Monaci incaricati dell’insegnamento, essendo religiosi, furono chiamati Venerabili: furono chiamati altresì Maestri, perché insegnavano.
Verso il XIII° secolo, gli allievi costruttori tedeschi, desiderando costruire per proprio conto, senza essere subordinati ai Monaci, si costituirono in gruppo, dedicandosi a sfruttare lo stile gotico allora in voga, la cui applicazione pratica era tenuta rigorosamente segreta.
I principi dell’arte gotica, che i Maestri rivelavano agli operai, rendevano questi uguali fra di essi, fratelli nella istruzione che si impartiva, i compagni di lavoro, e tutti cooperanti al successo dell’impresa. Dal XIII° al XV° secolo furono innalzati ovunque chiese, monasteri e palazzi.
I costruttori gotici allargarono quindi i loro ranghi. E così i costruttori ammisero fra di loro delle reclute, dette Apprendisti, che senza essere ancora Compagni, aspiravano a divenirlo. Il numero degli operai divenne considerevole, ed alla fine del XIII° secolo i costruttori tedeschi formarono una Corporazione composta di Apprendisti, Compagni e di Compagni-Direttori, ossia Maestri.
Serbando questa Corporazione il monopolio delle costruzioni gotiche, ogni ammissione di aspiranti, ossia di profani che chiedevano di essere iniziati all’arte, era accompagnato da grande solennità.
Gli aspiranti dovevano essere uomini liberi, perché nessuno potesse costringerli a rivelare i segreti che gli sarebbero stati confidati, e di buoni costumi, perché non potessero mai turbare la concordia delle Corporazioni, che era la maggior garanzia per il successo di questa.
Si esigeva il segreto più assoluto, di non divulgare i segreti dell’Arte gotica e di non manifestarsi giurando sulla Bibbia. Per tutelare maggiormente i segreti dell’arte, i costruttori stabilirono alcuni segni, toccamenti, parole, domande e risposte, differenti per gli Apprendisti, i Compagni ed i Maestri. Così, dato il giuramento prestato, veniva assicurata una difesa contro i profani. Questi cercavano invano di impadronirsi dei segreti, la cui osservanza conservava alla Corporazione la propria potenza.
Nel 1498 l’imperatore Massimiliano approvo gli Statuti ed i Regolamenti dei costruttori gotici, riconoscendoli così legalmente. Una volta al mese gli operai di ciascun cantiere si riunivano per trattare affari ed interessi comuni, è, occorrendo, per amministrare la giustizia.
La riunione era presieduta dal Maestro Capo del cantiere, e per deferenza lo si chiamava Venerabile Maestro, come anticamente erano chiamati i Monaci istruttori. Egli era coadiuvato da due dei Maestri più anziani ed intelligenti. Questi dovevano sorvegliare la esecuzione dei lavori ed erano chiamati Sorvegliante.
Il migliore dei due era chiamato Primo Sorvegliante e soprintendeva il lavoro dei Compagni. Il Secondo Sorvegliante controllava gli Apprendisti. Le riunioni erano tenute in luogo ben difeso da curiosità indiscrete.
L’ingresso era indicato da due grossi picchetti, ai lati dei quali si ponevano i due Sorveglianti per riconoscere gli operai con i segni, i toccamenti e le parole convenute. Nelle adiacenze, in una capanna o locale, erano collocati gli strumenti e i piani di lavoro. Poiché questo locale, nella lingua francese, era chiamato “loge”, ed essendo che la riunione aveva per scopo di rendere il lavoro più produttivo, quando gli operai si riunivano si diceva che tenevano “loge”, da cui la parola Loggia.
Queste riunioni, queste tenute di loggia, avevano sempre luogo allo spuntare del giorno, prima di cominciare il lavoro.
Il Venerabile Maestro, che presiedeva, voltava le spalle al sole che sorgeva, per meglio vedere e dirigere gli operai. Così egli si trovava collocato all’Oriente. Si prese l’abitudine di collocare i due grossi picchetti, le due Colonne che formavano l’ingresso, di fronte al Venerabile Maestro, e pertanto l’entrata avveniva dall’Occidente.
I due Sorveglianti si ponevano a lato delle Colonne, il primo a sinistra, il secondo a destra .
I Compagni prendevano posto sul lato del Secondo Sorvegliante, e quindi si trovavano al sud. Gli Apprendisti si collocavano dall’altro lato, e quindi al nord. Quando il Sole sorgeva, la sua Luce veniva dal lato ove trovavasi il Venerabile Maestro, e poiché egli era là per insegnare, si chiamò Luce l’insegnamento dei costruttori, che ricevevano questa Luce nella Loggia.
I costruttori erano per lo meno Apprendisti, e quindi la Loggia si teneva in grado di Apprendista: cioè non si poteva discutere riguardo agli insegnamenti speciali o segreti che ivi si davano, se non su ciò che gli Apprendisti erano autorizzati a conoscere.
Se la discussione era portata sopra argomenti di competenza esclusiva dei Compagni, gli Apprendisti si ritiravano, ed allora con ciò si diceva che la Loggia era coperta da oscurità per gli stessi. Da questo, l’espressione di coprire la Loggia, per significare l’atto di lasciare la riunione.
Una volta per trimestre i Maestri, incaricati della direzione dei vari cantieri di ciascuna regione, si riunivano in sedute, dalle quali erano esclusi anche i Compagni. E poiché il Venerabile Maestro si trovava sempre in mezzo agli operai quando si riunivano, si chiamò Camera di mezzo la Loggia dei Maestri, quando questa si adunava.
Abbiamo detto che, riunendosi gli Apprendisti, era chiamato Venerabile Maestro il Maestro che li presiedeva: questi, presiedendo la Loggia dei Compagni, fu designato con l’appellativo di Venerabilissimo Maestro, essendo i Compagni maggiormente in grado di apprezzare le sue qualità nel dirigere i lavori.
Il Maestro che presiedeva la riunione dei Maestri, o Camera di Mezzo, essendo sempre il più rispettabile per età e per istruzione tecnica era designato col titolo di Rispettabile Maestro.
I Maestri si chiamavano fra loro Venerabili Maestri, per bene rimarcare che essi avevano la responsabilità di presiedere i loro cantieri relativi. I Compagni e gli Apprendisti si chiamava fra loro fratelli, per porre in evidenza che l’insegnamento che essi ricevevano, i lavori che essi eseguivano, i profitti che essi ricavavano, erano comuni a tutti, eguali per tutti, e tutti erano realmente i Fratelli di una stessa famiglia.
Il simbolismo dei Compagni era improntato alla stessa loro arte.
L’emblema della secondo Sorvegliante era il filo a piombo, rappresentando la linea verticale. Infatti si impiega il filo a piombo cominciando ogni costruzione.
Il primo Sorvegliante aveva per emblema la livella, che si usa alla fine del lavoro e ne controlla la perfezione, rappresentando la linea orizzontale.
Il Venerabile Maestro che riuniva le funzioni dei due Sorveglianti, aveva per emblema la squadra, che riunisce i simboli dei suoi due coadiutori. La squadra era il simbolo ufficiale dei costruttori, e la si ritrova nei segni a loro particolari, che servivano a farsi riconoscere fra gli stessi.
Il segno di Apprendista consisteva nel formare una squadra con la mano destra, le dita unite ed il pollice aperto, e ponendo questa squadra sotto la gola, per indicare che la testa si sforzava di comprendere e di imparare l’arte della costruzione, appunto emblematizzata dalla squadra.
Il segno delle Compagno consisteva nel formare con la mano destra la squadra, collocandola sul cuore, considerato come la sede della volontà, per indicare che il Compagno voleva essere costruttore e che lo voleva, perché lo poteva.
Il toccamento di Apprendista consisteva nel prendersi reciprocamente la mano destra, la mano della azione e del lavoro, e col pollice battere tre colpi sulla base del dito medio dell’altra mano, per significarle le domande di  - Perché - Come - Quando - su ciò che egli ignorava, e la cui conoscenza è lo scopo del suo primo lavoro.
Il toccamento di Compagno riproduceva quello di Apprendista, completato con altri due colpi col pollice sulla base del dito medio, per significare il perché, come e quando, la conoscenza era data in grado di Apprendista; realizzata e posta in pratica con il lavoro ed il Segreto.
La parola Sacra dei costruttori, riservata ai Compagni, era una parola ebraica che significa solidità, che riassume le condizioni essenziali di ogni costruzione.
I costruttori infine portavano un grembiule di pelle bianca per preservare i loro abiti dal contatto con i materiali di lavoro. Gli Apprendisti, meno abili, dovendo essere garantiti dall’insudiciarsi, portavano la risvolta superiore rialzata sul petto: Compagni, abituati al lavoro, non avendo più bisogno di tanta precauzione, portavano la risvolta abbassata.
Questi erano alla fine del XIII° secolo l’organizzazione e gli usi particolari dei gruppi di operai costruttori di edifici, quando lo sfruttamento dello stile gotico e la scienza della costruzione architettonica erano gli unici scopi della loro Istituzione.