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Quaderno Massonico

- Prefazione - Fratellanza - Gli Insegnamenti Segreti - L’eruzione del vulcano - Il Simbolismo - Desiderata -

- Commensale della seraDomande di un giovane Maestro - Prometeo - La Libertà -

QUADERNO MASSONICO 

PREFAZIONE

Perché questo quaderno?    

Per rendere concreta un’idea. L’idea è quella di gettare un ponte virtuale tra tutte le Logge all’Obbedienza, un ponte Spirituale che dia ai Fratelli l’opportunità di comunicare, di realizzare quella osmosi di pensiero e di fede, tanto necessaria all’unione degli spiriti. Senza pretese “letterarie”, offre a tutti il lavoro compiuto da ognuno, frutto di ricerche, di studio, di impegno muratorio. Offre a tutti la possibilità ed il mezzo per confrontarsi, istruirsi, lavorare per il bene personale ed altrui.

Se questa idea e questo primo tentativo di realizzarla, troverà la vostra condivisione e la vostra collaborazione, siamo certi che questi “Quaderni”, migliorati nel contenuto e (perché no?) nella veste, aiuteranno tutti noi a meglio conoscerci, rinsaldando ancor più la fraterna catena che già ci unisce.
Riusciremo, tutti insieme, a lavorare perché questa piccola cosa dia i suoi frutti in tutti gli orti e in tutte le stagioni? Dipenderà solo da noi, se condividiamo il progetto e l’opera.

A cura della

Serenissima Gran Loggia Nazionale

del

Grande Oriente d’Italia della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettto.

sedente in Roma.

Edizione riservata ai soli Fratelli all’Obbedienza.
Distribuzione gratuita.

- Prefazione - Fratellanza - Gli Insegnamenti Segreti - L’eruzione del vulcano - Il Simbolismo - Desiderata-

 - Commensale della sera - Domande di un giovane Maestro- Prometeo - LaLibertà -

 

FRATELLANZA

Tra gli aspetti più caratterizzanti, ma anche più impegnativi e complessi della Massoneria, è certamente il vincolo della Fratellanza.
Ciò si realizza perché la Massoneria è l’unica Istituzione in cui avviene il più autentico incontro tra uomo e uomo. In nessun’altra comunità si realizza un così complesso e delicato rapporto che si esprime solennemente, nel momento iniziatico, con l’affermazione del M∴V∴ ” TU SEI MIO FRATELLO “.

Del resto, non casualmente, gli stessi rituali della Massoneria non indulgono alla pompa o alla sontuosità: sono essenziali, perché il più possibile liberati da legami di tempo, e si muovono attorno al tema sempre rimarcato e coinvolgente della fratellanza.
Tale aspetto è inteso pertanto dalla Massoneria come valore cardinale e come una delle principali idee della matrice iniziatica originaria. Per tutti questi motivi cogliere l’aspetto della fratellanza nel giusto significato e nella giusta dimensione ha un valore essenziale per il libero muratore che percorre, dal momento della sua iniziazione, un’interrotta e mai conclusa via verso il Vero.

Per converso, non coglierlo o non avvertirlo nella giusta misura è certamente essenziale; può essere un ostacolo definitivo al compimento del percorso massonico.
La Fratellanza muratoria, ovviamente, non si muove e non va verso alcuna dottrina, verso alcuna credenza fideistica. Non si è dunque “fratelli” perché si condividono delle credenze o, peggio, perché ci si riconosce in certi dogmi. Essere “fratello muratore” significa accettare un vincolo massonico tale (in termini di concetti e di valori) da coinvolgere
sentimenti, armonia di affetti, solidarietà, tolleranza ed edificazione comune. Ciascuno come semplice portatore di pietra levigata per la costruzione del Tempio.E’ questo il motivo per cui nella nostra ritualità non vi sono distinzioni di religione, razza, ceto, ideologia. Questa peculiarità di sintesi di uomini di diversa origine caratterizza l’Istituzione massonica, essendo tipica di essa e certamente esclusiva nelle proporzioni in cui si vive nella nostra Associazione. E’ noto, ad esempio che il Fratello Kipling fu iniziato da un indù, fatto compagno da un maomettano, elevato al grado di Maestro da un inglese. Nel cammino Iniziatico, c’é tutta l’universalità e la tolleranza della massoneria è appunto questa ricchezza Universalistica quella che porta uomini di diversa estrazione, pensiero e origine a sentirsi e riconoscersi come fratelli. Da questo punto di vista la fratellanza così intesa può contribuire enormemente, forse più di altri aspetti, all’evoluzione dell’Uomo Iniziato.

Molto vicino al concetto dì fratellanza c’è quello di TOLLERANZA, altro forte elemento caratterizzante la vita massonica. Anche se della Tolleranza si possono dare varie definizioni, in senso massonico essa ha una matrice indubbiamente illuministica e si riporta ai tre principi di Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Nella prassi illuministica, libertà, uguaglianza, fratellanza rappresentano un ideale sociale ed etico a cui gli uomini debbono attenersi nella vita quotidiana. Ma la Tolleranza non deve essere confusa con la comprensione: la comprensione è più che altro un fattore privato, riguardante eventi, e tale del tutto riferita ad un mondo profano. La comprensione può essere, ad esempio, lo sbocco ideale dei processi affettivi personali.

La Tolleranza, al contrario, è (o dovrebbe essere) un processo attivo di ricerca di punti fermi nel rispetto della libertà dell’Uomo; essa certamente include anche lo stare insieme con intelligenza, rispetto reciproco, disponibilità e piacere. Da questa sintesi di Tolleranza–Tratellanza (entrambe coscientemente e fortemente volute e sentite) scaturisce l’accettazione e il rispetto verso il fratello. La ricerca del benessere materiale (o quella del potere che è una
cosa solo formalmente diversa) ha certamente fatto perdere di vista all’Uomo, troppo spesso, la sua complessa natura, che non è solo fisica.

La Massoneria rappresenta certamente la più bella Via attraverso cui una personalità laica, che rifugga il dogma, può apparire il suo naturale bisogno di Spiritualità. Ma quella muratoria è una Via Spirituale particolare perché, nel momento stesso in cui si rivolge allo Spirito, esalta la Ragione. Ed ecco che al degrado morale, all’egoismo, all’ incomunicabilità tra gli uomini, la massoneria contrappone la Luce della Via Iniziatica: in essa un ruolo certamente non marginale è rappresentato dall’ideale della fratellanza fra gli uomini.
La massoneria infatti, intende il rapporto umano come amore e perenne aspirazione dell’uomo alla felicità, all’unione, alla pacifica convivenza; pacifica convivenza tra uomini pervasi, appunto, da sentimenti umani e per le sue imprescindibili aspirazioni altruistiche.

Ecco perché il Massone deve ricordare che le proprie azioni devono essere sempre coerenti e degne di quel magico momento in cui il M∴ Ven∴ avvicinandosi con amore ha detto: ” Tu sei mio Fratello “. Il Fr∴ Lessing ha scritto: “Massone è colui che organizza la propria esistenza in modo da contribuire al miglioramento di quella grande opera d’arte che è l’umanità”. E’ questa forse la più grande sfida di questo millennio: un progresso che sembra inarrestabile e che non deve schiacciare l’uomo e  le sue peculiarità.

Quindi la Massoneria difenda e realizzi l’Uomo a 360 gradi, nel rispetto di Principi di Fratellanza e Tolleranza. Ciò appare necessario soprattutto in questo momento storico, nel quale, tramontate le divisioni ideologiche, sembra che i maggiori rischi per la libera convivenza derivino dagli oltranzismi religiosi. Quella di porre come punto di equilibrio da un lato le aspirazioni al progresso e dall’altro la ricerca di sé stesso, è una sfida che solo la Massoneria può raccogliere con incisività. Infatti la Massoneria può rappresentare quel’elemento di equilibrio tra sviluppo e Tradizione, Spiritualità e pragmatismo di cui i nostri figli e i figli dei nostri figli avranno certamente necessità alla stregua di noi ora.

 

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DA “GLI INSEGNAMENTI SEGRETI”  di  A.  DAVID  NEEL

La verità relativa è una “apparenza”. Essa è parte integralmente  indissolubile di una verità “più vera”, di una verità forse assoluta, all’esistenza della quale si può credere, ma che per il momento, in questa condizione fisica e mentale, resta inaccessibile. La verità relativa non è “falsa” è semplicemente il modo umano di vedere le cose: è vera per noi, perché fa parte della nostra sfera, e dobbiamo tenere conto in tutte le azioni che compiamo. Sbaglieremo quindi attribuendole un valore maggiore di quello reale, facendola oggetto di culto. Dobbiamo invece dominarla, consapevoli del fatto che si tratta semplicemente di una creazione umana, dobbiamo utilizzarla a nostro vantaggio. Al tempo stesso dobbiamo seguirne lo sviluppo, arricchirla ogni giorno con lo studio, la ricerca e la introspezione.

Quando ci saremo resi conto della fragilità delle basi sulle quali si fondano le nostre opinioni, quando avremo constatato, che una nuova scoperta, dovuta ad un cambiamento dei nostri sensi, può portarci a ritenere vero quello che fino ad un momento prima ci sembrava falso, ci guarderemo dal mostrarci ostinati.

Se sappiamo, come insegnano i Maestri, che quello che ci sembra nero può essere bianco; se sappiamo soprattutto che il nostro vicino può essere sensibile a impressioni diverse dalle nostre e vedere bianco quello che a noi sembra nero, ci guarderemo dal volergli imporre a tutti i costi il nostro modo di vedere.

Se consideriamo irragionevole e nefasto ogni tipo di dogmatismo, praticheremo una Tolleranza intelligente, la sola capace di portare i beni più importanti ai quali l’uomo possa aspirare: la PACE e la CONCORDIA.

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L’ERUZIONE DEL VULCANO

Che spettacolo magnifico ed allo stesso tempo terrorizzante!
Dalla sommità di un monte si apre un cratere da cui fuoriescono lapilli incandescenti, gas, fuoco e acqua, i quattro elementi essenziali della natura in tempesta. Come immaginare, alla luce di ciò, quello che c’ é all’interno dello stesso vulcano se non come una serie di segrete gallerie che portano tutte al cosiddetto centro della terra, laddove i vari elementi si compenetrano l’uno nell’altro per dar vita ad un immenso nucleo centrale.

Quale arcano mistero si cela in questo nucleo? Quale legge fisica potrebbe giustificare la bellezza esteriore e relativamente statica della crosta di un pianeta come il nostro, poggiata su un nucleo in cui costante è il divenire per l’immensità delle reazioni alchemiche che in esso si compiono, al pari di quelle descritte dagli astronomi nella stella a noi più vicina, il Sole? Forse la nostra Terra contiene un Sole? Forse il vulcano in eruzione fa tracimare lungo i suoi pendii non tanto la terra e il fuoco, ma qualcosa di più luminescente che solo pochi hanno la capacità di intendere nella sua essenza?

Certo, quello che è dato da intendere ai profani che si dedicano alla fatidica escursione durante e dopo l’eruzione, altro non é che l’osservazione della pietra lavica cristallizzata dopo il raffreddamento della stessa, senza che essa abbia acquisito una forma ben definita.

Per similitudine mi viene da pensare al pianeta uomo: l’unica palese differenza è che il suo centro è collocato alla periferia, nella parte del suo corpo più vicina al cielo. Al pari del cratere e vulcano, la sua bocca si apre al mondo esterno ed erutta un materiale amorfo: le parole che simili alla pietra lavica cristallizzata trovano l’interlocutore/osservatore poco o per niente sensibilizzato.

La magia si compie solo quando si comprende che l’uomo vulcano al di là della sua superficie crostosa riesce a far trasparire, con la parola, un contenuto che poco ha a che fare con il linguaggio forbito dell’oratore imprudente.

Quando si è in grado di trasmettere delle vibrazioni che vanno oltre la coltre della bellezza apparente, pur usando un linguaggio poco condito e semplice, ecco che, pur nella violenta azione distruttrice del vulcano, si comincia ad intravedere anche la sua grande potenza fertilizzante. Non a caso, in natura, i terreni più fertili si trovano lungo i pendii dei vulcani.

Ben venga, quindi, quel po’ di sole nascosto nelle parole, che porta in sé la forza distruttrice del Fuoco, ristoratrice dell’Acqua, lenitrice dell’Aria e fecondatrice della Terra.

L’ A∴ L∴ A∴ M∴ al pari del contadino il cui campo si trova sul pendio del vulcano, avrà modo di coltivare il suo campo sapendo che nella terra lavica sono contenuti tutti gli ingredienti necessari ad un buon raccolto.

Dalla codardia che si fugge dalla verità, dalla negligenza che si contenta delle mezze verità, dall’arroganza che crede di conoscere tutta la verità, Dio del vero, liberami Tu.
Le nostre opinioni diventano incrollabili nel momento in cui smettiamo di pensare. Tutta la vita è una lunga corsa ad ostacoli in cui io rappresento l’ostacolo principale.
Quel che siamo è il dono che ci ha fatto Dio.
Quel che diventiamo è il dono che facciamo a Dio.

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IL SIMBOLISMO

NON ESISTE ALCUN FATTO MATERIALE CHE NON PORTI IN SE’ UNA VERITA’ INTELLETTUALE

Il linguaggio parlato è incapace di esprimere pienamente e completamente i pensieri.

Se risponde ai bisogni immediati degli uomini, nondimeno è insufficiente per esprimere un insieme di idee con i suoi sviluppi, i suoi corollari, le sue analogie.

Sentimenti e passioni sono meglio descritti da linguaggi immateriali che si indirizzano direttamente al cuore come la musica e la pittura, così le concezioni metapsichiche sono meglio sviluppate e più completamente espresse per mezzo dell’ALLEGORIA e dei SIMBOLI.

Un dramma letto nel proprio studio non può produrre un effetto vivo, per quanto grande sia l’immaginazione del lettore e l’esperienza drammatica, perché alla lettura, lo SPIRITO princìpio vitale del dramma, non può influire sulla lettera, né manifestarsi per mezzo della lettera. In ciascuna idea che viene espressa mediante la parola o la scrittura, è indispensabile considerare la forma ed il motivo primitivo.

Il linguaggio diretto e preciso non può rendere un pensiero che nella sua forma esteriore e incompleta. La natura grossolana ed indocile dei nostri linguaggi occidentali, combinata con la rigidità del sistema alfabetico, non rappresentano delle idee, ma soltanto dei suoni,  impedendo all’essenza del pensiero di esprimersi. Gli antichi filosofi orientali comprendevano perfettamente questo, ed in conseguenza davano ai loro discorsi una portata più grande, perché le parole non avevano soltanto un senso strettamente letterale, ma sopratutto quello figurato. La loro lingua era riccamente immaginosa, parlavano per mezzo d’apologhi e parabole, dirigendo così la meditazione dei loro
uditori verso una fonte inestinguibile d’applicazioni religiose e scientifiche.

In più la loro scrittura era egualmente per immagini e gli Egizi, nostri antichi Maestri, davano a ciascuno dei loro caratteri TRE principali interpretazioni. Questi caratteri oltre al valore FONETICO avevano un senso SIMBOLICO o GEROGLIFICO ed un senso SACRO o IERATICO.
Il linguaggio Sacro dei Cabalisti, sulla cui filosofia riposano gli insegnamenti della MASSONERIA era l’ebraico. Una lettera in ebraico aveva:
UN VALORE FONETICO;
UN VALORE NUMERICO;

Se da sola, rappresentava un’idea positiva, un valore affettivo e talismanico, combinandola con  il PENSIERO, la PAROLA diviene un atto agente e quindi si trasforma in AZIONE.
Una semplice parola, nella Lingua Sacra, rinchiude in sé stessa un soggetto inesauribile di meditazione che non troverebbe posto in volumi scritti per mezzo dei nostri caratteri grafici, matematici, segni privi di senso, estranei ad un ambiente fatto d’ortografia barbara e di una sintassi tirannica. Per comprendere i misteri dell’antichità e perpetuare la antica saggezza, il ricorso al simbolismo è necessario:
questo fu il primo linguaggio dell’uomo e sarà anche l’ultimo, perché, come nel cerchio formato da un serpente che si morde la coda (OROBURUS) la fine delle cose si confonde con la propria origine e cosi l’Umanità non muore giammai che per servire se stessa.
Questo è il primo simbolo della Massoneria, Istituzione che oggi rappresenta una della antiche scuole filosofiche.

L’Ordine Massonico comunica i suoi insegnamenti per mezzo del metodo eminentemente intellettuale dell’ANALOGIA che è la sola via che conduce alla comprensione dei fenomeni della natura astratta, dei pensieri e le azioni degli uomini. Seguendo la TRADIZIONE dei nostri antichi Maestri ed impegnandoci a meditare con pazienza sui simboli si trova il sentiero che ci permette di intravedere il G∴ A∴ D∴ U∴

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DESIDERATA

Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta e ricorda quanto può esserci nel silenzio. Finchè possibile, senza doverti abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone, dì la verità con calma e chiarezza e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti; anche loro hanno una storia da raccontare. Evita le persone volgari ed aggressive: esse opprimono lo Spirito.

Se ti paragoni agli altri corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto.

Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti. Conserva l’interesse per il tuo lavoro per quanto umile. È ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo. Sii prudente ne i tuoi affari perché il mondo è pieno di tranelli, ma ciò non accechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali e dovunque la vita è piena di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e neppure sii cinico riguardo all’amore, perché a dispetto di tutte le avidità e disillusione esso è perenne come l’erba.

Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall’età, lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza. Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l’improvvisa sfortuna e non tormentarti con l’immaginazione. Al di là della disciplina, morale sii tranquillo con te stesso: tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle. Tu hai diritto d’essere qui, e che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l’universo non ti si stia schiudendo come dovrebbe.

Perciò sii in pace con Dio comunque tu lo concepisca e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace con la tua anima, pur nella rumorosa confusione della vita. Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo. Fai attenzione: cerca di essere felice.

 

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DAL “COMMENSALE  DELLA  SERA “ di  G. CASONATO

Dio dolce dell’Inca cacciato dalla Torre del Sole per il barocco di una brutta chiesa perdona l’uomo. E continua a splendere altissimo lontano dalla sua mano rapace potrei diventare un meraviglioso strumento a percussione se appena sopportassi di essere percosso. Incanto con flauto di sogni il mio cuore innocente di cobra.

Ogni giorno sono chiamato a fare i conti con la vita profana e con la mia stessa profanità. Spesso, immerso nella vita di tutti i giorni, vengo risucchiato dal caos profano rischiando di perdere l’orientamento.

Allenarsi a riconoscere tali momenti per essere sempre presenti a sé stessi è fondamentale. Certo riuscire a portare nella vita di tutti i giorni il nostro “atteggiamento” , il nostro modo di “vedere” le cose non è impresa facile. Le sollecitazioni esterne sono tante e forti al punto tale da prendere spesso il sopravvento. Allora imparare a riconoscere e separare un mio pensiero, un mio atteggiamento, un mio modo di fare impregnato di profanità, forse costituisce un piccolo passo avanti.

La continua opera di separazione , di distinzione, in una prima fase fa sì che ogni cosa trovi la sua giusta collocazione, il suo giusto posto ed abbia il suo giusto peso. Tale opera mi aiuta, innanzi tutto a mettere ordine. Pensare poi di riuscire a trasferire l’ordine e l’armonia che durante i lavori regnano nel tempio, nel mio tempio interiore, mi fa  immaginare solo una infinitesima parte di ciò che questo potrebbe realmente significare.

Il lavoro è certamente duro. Trovarmi quotidianamente faccia a faccia con la mia profanità mi fa comprendere le difficoltà del cammino intrapreso. Tuttavia quando l’incertezza mi assale e la debolezza sembra prendere il sopravvento, mi conforta ripensare alla prima volta che entrai nella sala dei passi perduti, ove colui che mi accolse disse: “seguimi, non aver paura, abbi fiducia“.

Questo atto di fiducia và rinnovato ogni qual volta ci sentiamo incerti nel cammino. Questa fiducia non và mai abbandonata, bensì rafforzata sempre più ogni qual volta, viceversa, ci sentiamo un tantino più sicuri. Gli esseri inferiori sono limitati nelle loro azioni dalle leggi che governano la propria specie. Sono degli automi che reagiscono in modo univoco sotto l’influenza degli impulsi recettivi. La loro vita singola è così subordinata ad una vita più generica, entro la quale scorre l’esistenza degli individui.

Questo irresponsabile automatismo corrisponde allo stato di innocenza e di candore. Ma non appena gli individui hanno coscienza di sé stessi, allora escono da questo stato di incoscienza o di pura istintività che li sottometteva al destino e alla fatalità. Nella genesi queste nozioni si traducono con il mito del Paradiso Terrestre, luogo di felicità dove l’umanità primitiva non ha che da lasciarsi vivere, come gli animali o i bambini non ancora giunti all’età del giudizio. Il serpente seduttore che incita a mordere il frutto dell’albero, della conoscenza del bene e del male, simboleggia un particolare istinto, non quello di conservazione, ma un impulso più nobile e più sottile che fa sentire all’individuo il bisogno di innalzarsi sulla scala degli esseri.

Questo pungolo segreto è il promotore di ogni progresso e di tutte le conquiste che allargano la sfera d’azione degli individui e delle comunità. Ciò spiega perché il serpente ispiratore di disobbedienza di insubordinazione e di rivolta fu maledetto dagli antichi teocrati, mentre era venerato dagli iniziati. Questi ritenevano infatti che non potesse esservi nulla di più Sacro delle aspirazioni che ci permettono di accostarci progressivamente agli dei, considerati come potenze coscienti, incaricati di sbrogliare il caos e di governare il mondo. Rendere simili agli dei, tale era
lo scopo degli antichi misteri. L’iniziato si divinizza purificandosi ed innalzandosi moralmente ed intellettualmente al di sopra dei comuni  mortali.

Il programma dell’Iniziazione, oggigiorno, non è cambiato; anche il massone moderno si divinizza, ma è cosciente di poterlo fare solo divinamente, cioè applicandosi a portare a termine la creazione lasciata imperfetta. Elevato al di sopra della animalità umana, il Costruttore,  agente dell’esecuzioni del piano divino, si fa dio nel senso antico della parola.

IMPARARE SIGNIFICA SCOPRIRE QUELLO CHE GIA’ SAI
FARE SIGNIFICA DIMOSTRARE CHE LO SAI
INSEGNARE E’ RICORDARE AGLI ALTRI CHE SANNO QUANTO TE

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DOMANDE DI UN GIOVANE MAESTRO

Mentre in qualità di Maestro preparavo una Tavola per le istruzioni del grado di Apprendista, concernenti l’Iniziazione, uno dei miei Fratelli Apprendisti cominciò a porsi delle domande:

Cosa significa Iniziazione?  Che significa intraprendere una via iniziatica? Sono un vero iniziato?

Letteralmente iniziazione significa inizio, entrata, cominciare, ed in effetti è un cominciare una nuova vita meglio una seconda vita, il che presuppone, ovviamente, una fine o meglio, una morte. SI, una morte al mondo profano. Ed  ecco che un’altra domanda sorge spontanea:
sono morto al mondo profano?

Certo, ogni cambiamento di condizione, come appunto quella di morire per rinascere a nuova vita, dovrebbe essere un processo cruento, in effetti, però, questa morte è più un allontanarsi pian piano dalle concezioni profane. Ed è appunto quello che sto notando giorno dopo giorno da quando sono stato ammesso in Massoneria.

Sappiamo che l’Iniziazione si acquisisce mediante la trasmissione di una Energia  Spirituale da parte di una Obbedienza Tradizionale regolare, ma perchè si possa acquisirla, bisogna essere “iniziabili”. Ed allora mi sono chiesto: ho questa qualifica? Ho riflettuto molto su questo punto e sono arrivato a questa conclusione, forse banale: se sono qui non è certo per caso. Pertanto sicuramente, peccando forse di presunzione, mi sono detto, sarò iniziabile.

Ed ancora mi chiedo se ho raggiunto veramente una Iniziazione effettiva o se sono rimasto nella fase di iniziazione virtuale, cioè: sto percorrendo la Via Iniziatica o sono alla soglia di tale via ? Anche in questo caso ho riflettuto molto, però, a differenza di prima, non mi sono saputo dare una risposta. Malgrado ciò, mi sono detto: se ho conseguito una iniziazione virtuale, quindi sono entrato nella via, adesso spetta a me e solo a me seguire, percorrere tale via. Pertanto devo eseguire un lavoro interiore, cioè devo operare su me stesso, sulla pietra grezza, quel lavoro di sgrossamento prima e di levigatura poi che mi consentirà di ottenere la pietra cubica.
Questa considerazione ha sortito inizialmente un effetto negativo o almeno apparentemente tale, in quanto mi solo sentito solo in questo arduo compito, ma successivamente questo effetto negativo si è risolto come doppiamente positivo; innanzitutto perché, se è vero che il cammino dipende solo da noi stessi, non è vero che siamo soli in questa impresa, perché facendo parte di una catena iniziatica, ciascuno di noi è un anello che costituisce con tutti gli altri un tutt’ uno. Ed ecco il doppio effetto positivo:

1- La grande forza che una Obbedienza Iniziatica come la Massoneria possiede, è la   solidarietà, ovviamente intesa in senso Spirituale. Quante volte ho chiesto ai Maestri più anziani di orientarmi, ho sempre, dico sempre, trovata la porta aperta. Quindi, non siamo soli.

2- Considerando ciascuno di noi, facente parte di una Catena Iniziatica, diventa importante comprendere che entrando in Massoneria si diventa un corpo unico, trovando in essa quella spinta, quella energia e sopratutto quella perseveranza necessaria per proseguire lungo la strada intrapresa.

Un terreno male arato, vuol dire sempre un cattivo raccolto.

 

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PROMETEO

Il mito non è mai gratuito. Come il simbolo. Il suo fine è di toccare un piano più alto solitamente inaccessibile, per l’imperfezione e la debolezza del linguaggio comune chiamato a tradurre certi stati soggettivi. Di coscienza. A questo superiore livello, in cui la coscienza oggettiva scorge e sente l’unità di tutte le cose il mito permette all’uomo di comunicare sentimenti ordinariamente inafferrabili.
Più che la sintesi di una coscienza. A questo superiore livello, in cui la coscienza oggettiva scorge e sente l’unità di tutte le cose il mito permette all’uomo di comunicare sentimenti ordinariamente inafferrabili. Più che la sintesi di una conoscenza, esso rappresenta l’essenza di una verità, aperta ad interpretazioni che corrispondono ai diversi piani dello Spirito. Sospeso sopra lo spazio tempo, il mito illumina quel che rende l’umano comprensibile all’umano. E nella sua espressione figurata si trasmette inalterabile. L’argomento è noto: Prometeo è aperto ad entrambi i mondi, il soggettivo e l’oggettivo. Vede gli uomini ed ha pietà di loro. Vede gli dei che non vedono gli uomini, e li affronta. La sua condizione di semidio è tale che le forze naturali agendo sui suoi sensi gli danno una conoscenza della realtà umana, mentre immagini e visioni occulte gli rivelano un mondo superiore, che è suo più di quello delle creature terrestri, poichè egli svolge un compito. La ragione d’essere di Prometeo consiste nel concretare in maniera decisiva una presenza che elimini ogni confronto diretto tra il Dio impietoso e l’uomo miserabile. A differenza dei profeti, egli non è il messo del cielo, e non è stato scelto dagli uomini a difenderli. E’ un solitario. E ciò si paga sempre.

Per prometeo, il potere di Zeus altro non è che la contropartita positiva di uno stato di vuoto e di paura degli uomini. Per Vincere il Dio insolente, bisogna vincere la sofferenza e il terrore.
Ma all’uomo manca il fuoco, egli non ha centro. Ed ha bisogno di un centro, d’un valore che in genere non ritrova, per tenersi diritto e libero, fisicamente e spiritualmente. Allora Prometeo si
risolve al crimine sacro.

Il divino fuoco dell’olimpo permetterà di illuminare la vita interiore dell’uomo. Ma l’uomo non è pronto. Ha paura di impadronirsi del tesoro, non saprebbe che farne. La lotta fra Zeus e il Titano procede da due diverse concezioni del bene, oggettiva l’una, ancora soggettiva l’altra. “Tutti o nessuno”, pronunzia il semidio opponendo il principio di giustizia che lo governa, all’arbitro che governa il mondo. “Si può avere rapporti solo con i propri simili” è l’imperativo di Zeus, che impietosamente respinge gli usurpatori.

Hanno un solo punto in comune: sanno entrambi che non con l’acqua si placa la sete degli uomini, bensì col fuoco. Per sfuggire alla servitù universale, l’individuo può obbedire a certe condizioni, sottoporsi a discipline. Prometeo ha violato le leggi occulte. Il fuoco dell’olimpo offerto gratis annulla la operazione di catarsi, svuotata del suo contenuto. Le regole del gioco sono infrante. Prometeo ha barato. E che il suo atto tenda ad aiutare altri a lui inferiori e non sé, non muta in nulla la sua colpevolezza.
Anzi nel suo agire c’è un fallo non solo contro la natura dello spirito, ma di governo.

Sottrarre l’essere umano al suo destino è sacrilegio. L’uomo solo ha questo dovere verso di sé. Si può unicamente e questo giustifica la missione di certi iddii sulla terra mostrare la via da seguire. Nella condizione attuale, e Zeus lo sa, un semplice mortale non può fare a meno degli dei. Per accettare e sopportare l’azione trascendentale in grado di condurlo di là della sua condizione. L’essere umano necessità di una trasmutazione essenziale. La legge morale esige che l’ascesa gli sia mostrata, ma che sia lui solo a compierla. Poiché si tratta di conquistare il più alto grado di sé mediante lo sviluppo di una coscienza che deve, pur recidendo i legami col tronco mortale della vita, trovare la forza spirituale di sopravvivere.

Giacobbe mostra la via della giusta lotta, maltrattando l’agnello a cui vuole strappare la benedizione. Essendo l’elezione messianica il compimento di un atto positivo, essa ha le qualità dell’atto. “Bussate e vi sarà aperto”. Si deve dunque giungere all’ultima porta, perché il bene prezioso della conoscenza suprema non sarà offerto in dono. Come Parsifall bisogna appropriarsene “con le armi in mano”.

Questa la lezione del mito di Prometeo: nessuno ha il diritto di soccorrere con la forza coloro che non vogliono essere liberi, che desiderano anzi il contrario. Nessuno può dare quel che già non posseggono, ne sostenere in loro vece il lavoro che li aspetta. Eletti saranno quelli che si son destati da sé. La sola verità da offrire all’uomo e che spetta a lui liberarsi e con la libertà conquistare l’immortalità degli dei. Solo liberandosi, si può liberare il Dio che è in noi.
Poiché ogni Uomo è il doppio di un dio condensato” da: La Prigione Esoterica.. di J. Josipovici – Ed. Mediterranee

MAI TI SI CONCEDE UN DESIDERIO SENZA CHE TI SIA INOLTRE CONCESSO IL POTERE DI FARLO AVVERARE. PUO’ DARSI CHE TU DEBBA FATICARE PER QUESTO, TUTTAVIA;

- Prefazione - Fratellanza - Gli Insegnamenti Segreti - L’eruzione del vulcano - Il Simbolismo - Desiderata-
- Commensale della sera - Domande di un giovane Maestro- Prometeo - La Libertà -

 

LA LIBERTA’

La libertà, concettualmente, richiede una profonda riflessione di ordine filosofico, sociologico e morale. Troppo spesso, infatti, è stata oggetto di travisamenti o di interpretazioni di comodo: basti pensare alle numerose vicende storiche che hanno visto azioni riprovevoli e inumane in nome di quella supposta libertà che veniva paventata solo come pretesto, un vettore, per il compimento di quelle.

Sconfinando, ciò facendo, con un liberismo che male si coniuga con il concetto che stiamo trattando. Invece la libertà dovrebbe, essenzialmente, risiedere e manifestarsi in un momento morale e psicologico dell’individuo. Interpretando uno status intrinseco, abituale, dell’animus operandi di ciascuno, in modo da non far mai prevalere nel proprio io quel concetto di libertà come strumento della propria volitività, che si manifesterebbe in un semplice atto deliberatamente egoistico.

La difficoltà risiede in questo semplice meccanismo: riuscire ad addomesticare la propria libertà con ogni esigenza del mondo fenomenico. Quindi un dualismo fabianico,come espressione di autodeterminazione per il rispetto dei diritti e le libertà altrui. La mia libertà, si diceva, finisce dove comincia la libertà del mio prossimo. Per l’iniziato tale operazione è sicuramente più semplice, perché oltre a quelle qualità che gli debbono essere proprie e che ne fanno un fratello,ne deve possedere una particolarmente spiccata e utile per perseguire ed ottenere quel processo logico-mentale di cui si è detto: l’intuizione.

Benedetto Croce diceva che la poesia sta nella intuizione, ed è questa che egli deve affinare per la comprensione dell’essenza massonica,che in parte gli deriva dall’esperienza diretta che i Maestri gli trasferiscono,ed in parte deve estrapolare con la propria intuizione, in modo, diremo, socratico. Questa operazione, spesso,è poesia: di vita,di rapporti umani, di autonomia morale. Ed il cerchio si chiude. L’autonomia morale, sociale e politica, scevre da ogni contaminazione, non sono altro che il raffronto essenziale ed intrinseco del concetto più alto di libertà.

In vero tale assunto, non solo per accidens, può anche creare un ostacolo o restrizione alla sfera di attività dell’iniziato,ancor più che ad un profano, quando per non cadere in una azione libertaria si auto censura, per agevolare o non arrecare nocumento ad un suo prossimo, in ossequio alle caratteristiche che gli insegnamenti massonici gli impongono.

Che ne fanno un eletto, per la sua irreprensibile condotta. Diversa, sana, assolutamente seria, a volte anche nascosta, mai faceta. Non a caso all’iniziato viene attribuito l’appellativo di ” libero muratore” (libero di accedere, di chiedere, di informarsi, di intuire, di capire, di apprendere, di
operare). Cioè colui il quale deve essere esente da costrizioni o limitazioni sul piano morale, sociale e politico, che gli consentono piena autonomia di pensiero e lo affrancano da vincoli. In buona sostanza creando le premesse per la sua funzionalità e disponibilità all’attività massonica.
Che non avrebbe sbocco, e ancor meno senso, se privata di queste prerogative essenziali e necessarie.
La libertà, quindi, diviene uno strumento dell’iniziato e al contempo la base per la sua capacità operativa.

Non a caso essa viene molto spesso accostata ad altre parole-simbolo “Uguaglianza e Fratellanza”, che la seguono e non la precedono. Ciò anche non è, e non potrebbe essere, un caso. Non possono esistere, o comunque si svuoterebbero del loro reale significato, le dette parole in assenza della Libertà. Non ci si può sentire uguali e fratelli se non si è “liberi”. Di provarlo e di esserlo.

Anzi la libertà è la condizione e la connotazione essenziale, ma non sufficiente,per affrancarsi da ogni scoria del mondo profano, per sentirsi anche uguali e fratelli. Ogni costrizione fisica e/o psichica e morale impedirebbe qualsiasi sentimento animato a tendere, e ad ottenere, a quel trinomio perfetto.

In assenza assoluta, oggettivamente considerata, di tali virtù, si cadrebbe, in limite, nel più grottesco ed asociale comportamento: lupus est homo hominis, non homo, come sosteneva Plauto, dando ai romani una indicazione che appariva celata, perché letteralmente errata e, quindi incomprensibile; ma nel medesimo senso certa ed evidente, per chi riusciva ad addomesticare le parole, mondandole dal loro semplice ed apparente significato, per coglierne quello vero, intrinseco e sostanziale.

Da me non troppe cose avrete imparato,ma io ho voluto certo e sempre educarvi a questi concetti. Anteporre nella vita, spogliando i vecchi abiti di una società guasta, l’essere al parere, il dovere al piacere. Mirare nell’arte anzi alla semplicità che all’artifizio, anzi alla grazia che alla maniera, anzi alla forza che alla pompa, anzi alla verità e alla giustizia che alla gloria. Questo ho sempre voluto ispirarvi, e di questo sento non mancarmi la ferma coscienza.
Giosuè Carducci

 

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