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Leggenda di Hiram

La genesi della leggenda di Hiram è avvolta nel più impenetrabile mistero che ha fatto oggetto delle appassionate ricerche da parte di storici perspicaci ed assai bene documentati (Goblet D’Alviella: « Des Origines du grade de Maître dans la Franc-Maconnerie ») .
Mentre vi sono degli entusiasti che vogliono che la leggenda risalga a tempi remotissimi ed abbia fatto oggetto di tradizioni orali, altri le conferiscono una origine relativamente recente; fra questi Oswald Wirth il quale poggia la propria opinione su tre constatazioni: che nel 1723, data della pubblicazione del Libro delle Costituzioni, la prima edizione ignora il grado di Maestro; che nessuno degli antichi manoscritti Massonici fa cenno della tragica morte dell’Architetto del Tempio di Salomone; ed infine che, anteriormente al 1725, non si trova nessun richiamo relativo alla cerimonia del ricevimento al terzo grado. A questo noi potremmo aggiungere che il più antico rituale di cui disponiamo, datato  1720 prevede una sola cerimonia di iniziazione ad un unico grado.

Tutto ciò non ci permette però di concludere che la leggenda possa essere stata concepita soltanto fra il 1723 ed il 1725, tutt’alpiù ci potrà autorizzare a dedurne che sino al 1733, data alla quale, come dice Wirth, i Massoni Inglesi cominciarono a gemere per la morte di Hiram, le Logge londinesi, che costituirono la prima Grande Loggia, non conoscevano o meglio non avevano introdotto nei loro rituali la leggenda. Questo è tutto ciò che noi con sicurezza possiamo affermare. Preesisteva la leggenda alla compilazione del rituale oppure costituisce un recente geniale adattamento del Mito Solare ad una concezione più vasta e più profonda? E’ questa una domanda che forse resterà eternamente senza risposta.

La drammatica leggenda non può dirsi ispirata dalla Bibbia; infatti biblicamente Hiram è ricordato quale geniale artista, fonditore delle due colonne del Tempio e dei loro capitelli, del « mare di bronzo » e di altre cose ancora, ma mai quale architetto preposto alla costruzione del Tempio e capo di una immensa schiera di operai che avrebbe ripartito in Apprendisti, Compagni, Maestri.

Essa è piuttosto ispirata dalla iniziazione Osirica, da quel terzo grado della iniziazione Egizia che si chiamava « Porta della Morte », anzi la riproduce : la bara di Osiride, di cui l’assassinio era supposto recente, portava ancora le tracce del sangue ed era posta al centro della sala dei Morti, ove avveniva una parte della cerimonia; si chiedeva all’Iniziando se aveva preso parte all’assassinio di Osiride, e dopo altre prove malgrado i suoi dinieghi era colpito, o gli si imponeva la sensazione di essere colpito, con un colpo di ascia alla testa; esso era rovesciato, avvolto in bende come le mummie; si gemeva attorno a lui; balenavano lampi; l’Iniziando, il supposto morto, era avvolto-di fuoco, poi reso alla vita.

Nessun documento, ci pone sulle tracce dell’autore della leggenda e soffermandoci a riflettere sul fatto che tanto dal punto di vista della scienza dei miti quanto da quello dei simboli e dell’allegoria, essa costituisce un vero capolavoro che non ha uguale nel genere, si resta sorpresi che l’autore di sì luminosa concezione abbia potuto rimanere sconosciuto; e non trasmessa, facendo poi, da vero Massone, sacrificio della propria umana immortalità e della propria gloria per conferire al mito “il fascino di una nebulosa origine.

Inchiniamoci perciò riverenti a questa bella abnegazione, cerchiamo di penetrare nello spirito e nel cuore dell’Autore, poniamo tutta la nostra capacità e la nostra cura nella interpretazione della magnifica allegoria. Nella ritualità Massonica dei primi tre gradi troviamo riprodotte quelle Egizie; da Osiride, il signore delle Arti, il Dio Maschio cui corrisponde nel Piano Fisico il Sole,  nel Piano Astrale il Principio Maschile, nel Piano Supremo l’Essere, è sostituito Hiram, esperto nelle arti, il cui nome significa elevato, eccelso, superiore e perciò a lui strettamente corrispondente; e nella sua rappresentazione nel piano fisico si svolge la cerimonia del terzo grado.

Al solstizio d’estate, quando la natura è nel suo pieno rigoglio, il Sole, Hiram che lo rappresenta, può dare a chi ne ha diritto la parola Sacra cioè la vita; scendendo poi verso Capricorno, Acquario e Pesci, la natura si chiude in un tragico mutismo poichè Hiram non può più dare la parola Sacra ai compagni, i tre ultimi mesi dell’anno.

La prima offesa portata ad Hiram è effettuata con il regolo comportante le 24 divisioni simboleggianti le 24 ore della rivoluzione diurna e costituisce il primo attacco alla sua esistenza; la seconda è portata con una squadra che è il simbolo dell’ultima stagione, perchè costituita dalle due normali, che dividono in quattro parti il circolo zodiacale, di cui l’intersezione, comune alle quattro squadre, simboleggia il cuore di Hiram il Sole; la terza offesa è costituita da un colpo di maglietto alla fronte, del maglietto la cui forma cilindrica richiama il cerchio, l’anello (da cui deriva la parola anno) che comincia in un punto ed in esso finisce; Hiram cade, il Sole spira per poi per rinascere.

Le allusioni al tempo, quelle che Ragon chiama le « distribuzioni del tempo » sono evidenti.
Sotto questo aspetto la leggenda riproduce l’immagine della legge successiva e naturale delle cose, legge della vita sulla morte, del presente sul passato, che non possiamo comprendere senza accettare l’idea di uccisione, di morte, di quanto precede; ogni periodo od impero ciclico non può stabilirsi che ammettendo la fine, cioè la morte, del precedente; nel ciclo diurno il giorno nasce perchè il precedente è finito, è morto ed esso è finito perchè l’occidente ha inghiottito, ha ucciso (di qui l’origine della parola) il sole; e questo è il ciclo di tutti gli esseri viventi.

Muore il seme perchè nasca la pianta; muore questa e lascia il seme.    Gli  animali  muoiono e l’anima  loro  torna  nel   « Gruppo » cui l’animale apparteneva; ma anche il « Gruppo » rinvia le anime in terra. L’uomo pure muore qui per rinascere nel regno delle cause da dove torna giù quando da « Angelica farfalla » non si trasformi in Maestro. Ma anche allora torna egualmente, e si sacrifica per il bene dell’Umanità. Tale genere di morte, di fine, non è mai spontanea, essa è sempre provocata da cause diverse, da assassini diversi e sono cause, assassini, cattivi compagni, il cinghiale che uccide Adone, Plutone, che rapisce Proserpina, i Geni delle Tenebre e del male, il Lupo Scandinavo, i tre mesi d’inverno.

Se questa è la interpretazione diretta, immediata, di per sé assai densa di contenuto, della allegoria, ciò non esclude che un’altra la adombri, ed è per questo che la leggenda si eleva al di sopra di tante altre che costituiscono il mito di diversi culti; e ciò sia detto, non per sminuire il concetto di altre tradizioni ma semplicemente per porre in evidenza la perfetta aderenza della leggenda Hiramitica, alle attuali nostre concezioni della vita.

Vediamola sotto un punto di vista più nascosto. Salomone è la personificazione della saggezza e della potenza terrena ed il Tempio la costruzione che il padre suo voleva innalzata a gloria dell’Eterno. Hiram è l’Artista, l’Architetto, l’Organizzatore, l’uomo pervenuto al comando con il lavoro, la scienza e la saggezza, che governa con la ragione e con l’ordine, rendendo a ciascuno secondo le sue opere.

I cattivi compagni sono i ribelli che mossi da istinti brutali, si armano contro l’autocrazia della saggezza: sono i biblici Coré, Dathan, Abiron. Sono coloro che, deformando e svisando la legge, colpiscono con il regolo che ne è il simbolo; sono coloro che per reagire ad una “tirannide” con un’altra tirannide, attentano più fatalmente alla realtà della saggezza; sono infine quei cosiddetti restauratori che, nella loro brutale pretesa, credono di assicurare ad essi l’autorità, schiacciando l’intelligenza.

Dalla marea formicolante di teste umane sorgono i cattivi compagni, e quando il male non ha più rimedio una corte di buoni piange, ed invano si cerca la parola perduta; non potendola riavere, la si sostituisce con la voce che sorge dall’ultimo movimento del cadavere putrefatto; nel cadavere del passato si cerca l’insegnamento per il presente. E la vita riprende in una alba radiosa di speranze.
E si è così salito un gradino della Grande Scala.

Ma non è tutto. Salomone con la sua corte sacerdotale e laica rappresenta il fasto della tirannide.
Essa è sempre fastosa. Ori, gemme, uniformi, abiti talari, funzioni, luminarie, musiche, cose tutte ingannevoli e frutto di furto, di inganno, di ozio. Ad Hiram si attribuisce una genealogia immaginosa e pittoresca: attraverso Noema, Tubalcain, Matusael, Caino, lo si fa risalire ad Eblis, l’Angelo della Luce. E’ Noema l’artista della filatura, Tubalcain il signore del fuoco, il lavoratore dei metalli, Matusael il Maestro della scrittura, onde in Hiram si sintetizza tutta la capacità di fare, nel mondo terreno, ciò che è bello ed utile. Egli è così il simbolo del lavoro costruttivo di cui l’edificare costituisce la forma più appariscente richiamata in miti diversi; rappresenta il trionfo del lavoro, del lavoro che redime l’uomo dalla schiavitù, che si impone per la maestria grande delle opere e per la semplicità estrema del portamento; e non soltanto del lavoro visibile ma pure di quello speso per l’abbellimento spirituale che dovrà far coincidere l’uomo all’ideale della Stella Fiammeggiante.

E, proprio quale Stella Fiammeggiante, noi dobbiamo vedere Hiram, l’Uomo Superiore, la diretta emanazione del Creatore, quello che di lui ha tutta la magica potenza.
Ci dice la leggenda che in lui è un ascendente ed un potere tanto grande da permettergli, con il semplice tracciare due linee nello spazio, riunire ordinatamente, trattenere o congedare una massa immensa di creature accomunate malgrado la loro differenza di origine, di lingua e di costumi.

Due linee tracciate nello spazio: una linea verticale che è simbolo della generazione, cioè della vita, una linea orizzontale che la traversa e la limita, simbolo della distruzione e della morte racchiudenti nel loro assieme il signicato che  non  si  arriva  alla  vita  immortale  che  dopo  avere  superato le barriere della morte.  Ma questo  è  il  « segno »: in esso è la potenza.

E nel suo seguito la leggenda ci dice come Balkis, la regina di Saba o Regina del Mezzodì, che era stata abbagliata dal falso sacerdotale e laico, e si era pazzamente innamorata di Salomone, quando ebbe veduto la grandiosità divina del Tempio e constatato che l’aveva potuto fare non Salomone con tutta la sua corte, ma un uomo semplice e modesto, si turbò grandemente; quando poi vide col solo segno del T venire schiere infinite di uomini da ognuno dei tre lati luminosi dell’orizzonte e sentì tremare la terra sotto i piedi per i loro passi, amò allora Hiram e dimenticò Salomone poichè vide in Salomone rappresentata la superstizione ed in Hiram la Sapienza.

La figura di Hiram assurge così ad un duplice significato che si compenetra, sostanziale ed ideale, e per entrambe le raffigurazioni i cattivi compagni sono costituiti da quei viziosi che fuorviano dal retto cammino ostacolando il miglioramento umano. Hiram cade, il faro che traccia la linea da seguirsi si spenge, la parola è perduta; ed i superstiti la ricercano e da lui, da lui soltanto possono avere di che sostituirla.
La Parola Perduta! In tutte le tradizioni è fatta allusione a qualcosa che, a partire da una certa epoca è andata perduta ed è stata nascosta; è il Graal che i Cavalieri di Uther e di Arturo cercano affannosamente, quel leggendario calice portato dagli Angeli in terra ed ove Gesù avrebbe bevuto il vino dell’ultima cena, o quella coppa intagliata in uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero; è il vedico Soma, la bevanda di immortalità che, sostituita, ritroviamo nei misteri greci; è il mazdeico Haoma; è la pronuncia del gran Nome presso gli Ebrei; è insomma la Tradizione Iniziatica, il suo più intimo contenuto, la Verità.

La ricerca della Parola Perduta, lo ricordino ben bene i Massoni, costituisce il loro Grande Compito, il sublime lavoro che li eleverà dalle bassure vegetative ad altezze sublimi; il primo passo è la meditazione profondissima di quanto nel Rito della prima loro iniziazione è simboleggiato, dalla meditazione sulle « Glorie » e sui simboli tutti ed ancora dalla meditazione sui cinque punti della maestria.

Non si stanchino, il fine ben lo giustifica!
Vediamo un’altra faccia di quel meraviglioso poliedro allegorico che è la bella leggenda.
Il Rito del terzo grado si svolge nel lutto e nella costernazione originati dall’assassinio di Hiram da parte di tre Compagni fedifraghi.

E’ questa una finzione simbolica profondamente vera per l’insegnamento che da essa emana.
Mentre nel Rito dobbiamo identificare in Hiram il Massone perfetto, nell’interpretazione della leggenda dobbiamo personificare in lui la Tradizione Massonica, e nei tre Compagni che ne determinarono la morte il triplice flagello dell’Ignoranza, del Fanatismo, dell’Ambizione. La leggenda riduce a tre gli operai criminali, ma non bisogna dimenticare che essi impersonificano ciascuno uno stato di spirito largamente diffuso ai nostri giorni come nei tempi passati.

La tradizione Massonica è costantemente in pericolo a causa di alcuni degli stessi Massoni che non hanno saputo comprendere la Massoneria né dedicarsi all’opera sua sublime; che non hanno saputo e non hanno voluto spogliarsi delle scorie, che sono rimasti intimamente dei profittatori, e dei profittatori della peggiore specie, perchè operanti ove aleggia la più completa fiducia; insomma dei Massoni che tutto sono fuor che Massoni !

E’ un fatto che quando una tradizione ha cessato di essere compresa essa non vive più negli spiriti; quale osservanza passiva essa non può avere che vita transitoria; mancando della coesione determinata dalla fiamma dell’ideale essa è destinata a disfarsi ed a marcire. Soltanto un soffio nuovo di vita, un soffio rigeneratore la farà risorgere dalla putredine.

Se la solidità dell’edificio Massonico non ha nulla da temere dalle bufere imperversanti deve diffidare di quei suoi Operai che lavorano male, che sono « infetti », che con uno spirito condannevole compromettono l’Istituzione che essi potrebbero anche distruggere se essa non possedesse un potere sufficiente di resistenza alla dissoluzione; questa istituzione, indispensabile allo sviluppo dell’Umanità, è dotata di uno Spirito tale (l’Idea) che, come la Fenice, la fa perpetuamente rinascere dalle proprie ceneri.

Fra le tante istituzioni umane la Massoneria è la sola che abbia saputo prevedere la propria decadenza ed i modi per rimediarvi; la Massoneria non si fà illusioni sulla gravità del pericolo interno che minaccia tutti i viventi che, come tali, hanno in sé medesimi i germi della morte e della decomposizione. L’esperienza ci insegna che se i nemici esterni possono ostacolare e talora paralizzare la nostra attività, ben raramente uccidono mentre le malattie minano sordamente e sovente trascinano alla tomba.

La leggenda interpretata ci dice che i criminali sono degli operai che noi crediamo che cooperino alla costruzione del Tempio ed in tal modo comprendiamo che non dobbiamo cercare oltre alla cerchia Massonica i nemici più pericolosi.

Sappiamo che i tre flagelli impersonificati dai cattivi Compagni imperversano sulla Umanità tutta e che il nostro scopo di Massoni è quello di guarirla; ma prima di posare il nostro pietoso sguardo sulle piaghe altrui è necessario che noi provvediamo innanzi  tutto a guarirci noi stessi, a sanare le nostre piaghe, e ciò per non apparire noi stessi « bisognosi d’altrui cure ».

Così come per tutti i germi vi sono delle condizioni particolari che ne facilitano lo sviluppo e talora ne accrescono la virulenza, anche per i vizi che la Massoneria combatte vi sono condizioni di vita che ne accrescono l’intensità, e tali condizioni favorevoli coincidono generalmente con i periodi di caos che attraversa un paese. In tali momenti l’opera Massonica sarebbe particolarmente utile e potrebbe imporsi se i suoi adepti fossero tutti istruiti, tolleranti, disinteressati, poichè soltanto così la sua influenza intellettuale e morale sarebbe irresistibile; ma avviene purtroppo che in tali momenti i miasmi che si sollevano dalla circostante palude ammorbano l’ambiente ed originano fenomeni patologici confinanti talora con la pazzia che trascina i cattivi all’imperdonabile misfatto: l’assassinio di Hiram.

La previdente « igiene » tanto raccomandata nel campo Massonico non è sufficiente ad assicurarne l’immunità dai germi corruttori; è necessaria una incessante azione di profilassi che praticamente deve essere raggiunta grazie ad una educazione sempre viva e profonda che permetta di immunizzare dal contagio.

Gli assassini di Hiram sono numerosi; il più delle volte essi sono tali in conseguenza della loro deplorevole educazione Massonica; è proprio perchè di Massoneria essi nulla conoscono che criticano e censurano con una intransigenza che è propria alla loro impotenza comprensiva. Invocando la necessità di adeguarsi ai tempi non solo trascurano forme ed usi di cui non comprendono la ragione di essere ma giungono ad invocarne la soppressione; diventano così degli iconoclasti e dei vandali nel nome del progresso, senza avvedersi che in tale guisa assestano il primo colpo di « Regolo » alla spalla di Hiram paralizzandone il braccio destro.

Per essi la parola « semplificazione » presenta un fascino tale da accecarli ed impedire loro di rendersi conto che mutilazioni e rovesciamenti del simbolismo tradizionale rendono impossibile l’insegnamento iniziatico non esistendo più i simboli su cui esso poggia e che ne costituiscono il metodo; in tale modo annientano lo spirito Massonico.

Privata del suo simbolismo la Massoneria è svuotata della sua sostanza, è privata del tacito costante inflessibile richiamo alle sue Virtù; i sentimenti del cuore, che con dolcezza debbono essere curati per svilupparli a reciproca carezza consolatrice, lentamente si consumano ed il cuore diventa arido; si dimentica che la Massoneria insegna agli uomini ad amarsi anche quando esiste di che dividerli; si dimentica che dobbiamo elevarci al di sopra di ogni divisione in una comunanza di intenti raggiunta con la reciproca tolleranza senza la quale la Massoneria è finita; si dimentica che è soltanto nell’unione di tutti gli sforzi dei singoli che il Grande Intento sarà raggiunto.

Un senso di pena pervade quando si vedono dei pretesi Massoni che, credendosi soli detentori della Verità Massonica, ostacolano od odiano coloro che non la pensano nello stesso modo, o quando, proclamandosi infallibili nelle loro opinioni, le erigono a dogma e fulminano di pietose scomuniche coloro che non le condividono.

La grettezza della loro intelligenza e del loro cuore sminuisce, disorganizza e riduce ad una penosa strettezza questa nostra Massoneria di cui la Loggia deve andare da Oriente ad Occidente, da Mezzodì a Settentrione, per esprimere a qualsiasi punto si pone, la Universalità della nostra Istituzione essenzialmente antisettaria.

Questi cattivi Compagni, che la sana educazione e la profonda meditazione del simbolo facendo difetto, non ha saputo proteggere dalla corruzione, sono i settari che riducono in polvere il cemento della fraternità universale, che dissociano le pietre dell’edificio pretendendo di ritagliarle più esattamente. E con le loro concezioni particolari del Giusto, essi assestano il leggendario colpo di Squadra al cuore di Hiram.

Colpito dal Regolo, colpito dalla Squadra, Hiram è vacillante. La tradizione ha cessato di essere compresa, i vincoli spirituali si allentano; la inintelligenza ha sfibrato il cemento della coesione, il settarismo ha determinato le prime crepe.

Hiram può ricevere il colpo di grazia. Ed esso gli è inferto con cinica disinvoltura dal profittatore, dall’ambizioso, dal consumato simulatore che, cresciuto in seno all’Ordine, tanto amorevolmente quanto inconsciamente nutrito dalla Massoneria, ad essa vibra il colpo mortale per accaparrarsene il potere, per dirigerla contro l’interesse generale, per farsene mezzo atto a soddisfare i propri fini personali.

E la Massoneria nelle mani di costoro è distolta dai suoi fini elevati: Hiram muore; la tradizione si spegne; la parola è perduta; il Massonismo è finito. Il suo cadavere imputridisce.
Ma l’Umanità nel suo cammino non sosta poichè l’immobílità è contraria alla sua natura; e se il centro motore viene meno esso lo sostituisce. Scompaiono uomini, scompaiono istituzioni, ed uomini ed istituzioni ritornano più giovani e più forti.
Ed Hiram non resta a lungo cadavere.

Hiram è scomparso ed i suoi veri discepoli si raccolgono a piangerlo; si guardano smarriti, misurano la gravità del male ricercano le cause e scoprono il delitto perpetrato dai Compagni.
I veri Iniziati non si sgomentano; essi sono i veri utili e disinteressati operai del Tempio, sono i veri Grandi Operai della Verità. Hiram è morto nella forma imperfetta che aveva: che risorga più giovane e più forte, e bene preparato al compito che a lui incombe.

Ma per farlo risorgere occorre ricercarne il cadavere, cioè ricostituire la tradizione materiale. Così come la mitica Iside ricerca affannosamente le sparse membra del cadavere di Osiride per ricomporlo, gli Iniziati ricercano le sperdute membra della tradizione per ricostituirla. E studiano l’Iniziazione in tutti i suoi aspetti, nel suo simbolismo; nella sua maniera; e comparano miti, emblemi, riti; e ristudiano gli antichi usi massonici adeguandoli alla natura dei propri conterranei, lasciando ad essi tutta la profondità educatrice ed istruttiva e , lasciando immutata la sostanza rigeneratrice che è in essi, la bellezza trascinatrice, la purezza del fine.

Ecco i viaggi dei buoni Maestri, volti in tutte le direzioni; con comunità di intenti, stretti concordi, uniti, da un desiderio solo : ritrovare le spoglie del Maestro assassinato. La stanchezza che ha ridotto le loro forze al limite delle umane possibilità, è riconfortata dal ramo di acacia simbolo dell’immortalità. II cadavere è ritrovato, è ricomposto, riportato al Tempio; ma esso non risorge di per sé solo; non risponde al primo richiamo fatto alla vitalità che avrebbe potuto conservare (Bohaz); inutilmente si tenta di svegliarlo con lo stimolo dell’ardore vitale (Jakin). L’antica vita in lui non rivive; occorre infondergli un nuovo soffio di vita, il soffio vitale dell’ideale fulgido della Iniziazione. Ed ecco il simbolo della catena rigeneratrice; coloro che la formano non si limitano alla contemplazione della tradizione morta e ricostituita ma mettono in comune l’anima loro e le loro forze, fanno un fascio delle loro più elevate aspirazioni dei più ferventi desideri. Da loro emana tutta quella Energia psichica e quella Volontà che rianima il cadavere, che lo solleva e ad esso accoppia e si lega nei cinque punti della Maestria: è comunione di intenti, di culto del lavoro, di sentimenti, di sforzi di reciprocità.

Hiram è risorto, la Tradizione rinnovata e psicologicamente funzionante, occorre che essa assuma la coscienza di se medesima, che si rende conto della sua ragione di essere, del suo carattere, dei suoi fini; ed a ciò vale la Parola Perduta, che non è perduta per sempre, ma, nello sviluppo delle circostanze, sostituita da quella che riallacciandosi al passato e rammemorandolo, permetterà di ritrovarla. Essa racchiude il concetto della putrefazione delle scorie per alimentare la rinascita del virgulto che, quando sarà forte, perchè avvolto di Luce, svetterà diritto e sicuro verso l’infinito azzurro.

Tratto da:
MASSONERIA AZZURRA – Simbologia Massonica (LA LEGGENDA DI HIRAM ) di Umberto Gorel Porciatti

Atanor Editrice